Il lavoro dell'attore deve essere sempre finalizzato ad uno spettacolo; in esso si definisce il nostro mestiere, senza di esso non esistiamo professionalmente.

La pretesa di un teatro che non sia indirizzato alla nascita di uno spettacolo è una pretesa masturbatoria.

Lo spettacolo è il luogo delle relazioni a cui aspira il teatro; in esso il bios degli attori si fonde ed incontra quello degli spettatori.

Jastemma

Jastemma
Tre fatti e due canzoni di poco conto

di e con
Francesco Chiantese

(esiste la possibilità di inserire ospiti musicali)



vagamente ispirato a
– De arte venandi cum avibus, Federico II di Svevia
– Un paio di occhiali, Anna Maria Ortese
– Yossl Rakover si rivolge a Dio, Zvi Kolitz

"Di tanto in tanto sento il bisogno di vivere il grado zero del teatro, quello in cui l'attore ed il pubblico si siedono di fronte, si guardano negli occhi, e cercando di capire da dove far cominciare il gioco del teatro; ecco cos'è, in qualche modo, Jastemma. Tre libri a cui sono molto legato, tre pungoli con cui scavare nella mia biografia, ogni sera in maniera differente, per redimere me stesso.
Come quando si perde l'equilibrio e non si riesce a controllare completamente il proprio corpo, che si muove spontaneamente come sa per non permetterti di cadere, come vorresti. "

 

Per qualsiasi tipo di spazio

Durata 50' (short version) - 80' (full version)

Moby Dick Blues

Lascio una scia bianca e torbida; pallide acque, gote ancor più pallide, dovunque io navighi. I flutti gelosi si gonfiano ai lati per sommergere la mia traccia; lo facciano; ma prima io passo.”

(Achab: XXXVII; p. 220 - Trad. Cesare Pavese)

 

"La prima volta che ho incontrato il blues fu quando mi portarono qui su una nave.  C'erano uomini su di me e molti altri usavano la frusta ... adesso tutti vogliono sapere perché canto il blues ..."

(B.B. King)

 

Non c’è che un genere di blues. Ed in qualche modo equivale a quello, a quello che c’è tra un uomo e una donna che si amano. […] ed io qui sto parlando di blues! mica di stronzate qualunque!”

(Son House, Introduzione a Black Snake Moan

 

Moby dick blues è nato come un gioco, e ne conserva la freschezza; due amici, Francesco Chiantese e Mike Ballini, che non si erano mai esibiti assieme decidono di farlo in occasione di una festa di raccolta fondi presso l’ex manicomio di San Salvi.

Si danno un tema (Moby dick di H. Melville), una chiave di lettura (il blues, amore comune dei due) e niente altro.

Lo spettacolo nasce da quella serata, da quei trenta minuti di improvvisazione totale, tra racconti, aneddoti, canzoni e tantissima musica blues; quella stessa sera si unisce a loro Mattia Pecorini con la sua poetica dadaista e surreale. La splendida riuscita di quella serata ("Smontando ci siamo accorti che i tecnici canticchiavano la canzone alla fine dello spettacolo e ne rimanemmo impressionati! Francesco aveva appuntato il testo su un foglio in autogrill, mentre arrivava a Firenze; assieme avevamo concordato solo la tonalità, il mi minore, e non sapevamo niente altro quando salimmo sul palco") ha decretato la nascita di un vero e proprio spettacolo.

Si scherza, ci si commuove, si toccano tutte le emozioni che il grande romanzo di Melville sa dare e si danza all'interno del suo immaginario a ritmo di Blues.

I tre artisti dialogano tra di loro, si provocano, duellano e vanno a braccetto ed intanto tra loro ed il pubblico (che spesso partecipa al gioco) rinasce il mito della “balena bianca” e del capitano Achab e, fuor di metavora, si ragiona sul rapporto tra la vita ed le utopie.

Perché di questo si parla in Moby Dick Blues, vita ordinaria (con tutti i suoi colori) e grandi utopie.

 

"Si cade per moto naturale, ci si rialza per ostinazione, coraggio, imprudenza.
E’ innaturale, quindi, stare dritti fermi sul punte di una nave, eppure dopo qualche giorno ci riesci."  - Diario di Bordo, Moby Dick Blues

"Ti ho visto con un uomo e so che un amo non basterà / ho cercato nel mio secchio, e non ho esche per te / dovrò usare il mio rampone baby, / e lo userò" - Il mio rampone, Moby Dick Blues

 

Moby dick blues

Un racconto psichedelico improvvisato

da uno studio di Francesco Chiantese

sui testi Moby Dick di H. Melville nella traduzione di C.Pavese e sui testi della tradizione Blues

con Mike Ballini (chitarre), Francesco Chiantese (voce, chitarra, armonica) e Matteo Pecorini (voce, incursioni)

musiche originali eseguite dal vivo da Mike Ballini

testi originali di Francesco Chiantese

scrittura scenica di Francesco Chiantese, Matteo Pecorini

coordinamento
Teatro dei sintomi

Prodotto da Accademia Minima del Teatro Urgente - Teatro dei Sintomi

in residenza creativa presso

Chille de la Balanza, Area San Salvi (Firenze)

durata 1h e 20’

 

Adattabile a spazi convenzionali e non convenzionali; disponibile in versione buskers, in versione "duo", ed in versione "special" (con band completa ed ospiti)

 Per qualsiasi informazione e per la scheda tecnica scrivete pure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 E' attivo il sito internet del progetto all'indirizzo www.mobydickblues.it

 

Cretti, o delle fragilità

Perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde tra mille e
mille e preghiere sussurrate e incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede
degli altri? Che cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non
posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me sia pure in modo vergognoso e
umiliante anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore? E perché nonostante tutto egli
continua a essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi?”
Confessione di Antonius Block alla Morte
ne Il settimo sigilli di Ingmar Bergman

E' nel momento in cui si manifestano in tutta la loro fragilità che gli esseri umani si assomigliano ed
è proprio nel momento in cui la frattura avviene, nel passaggio tra l'equilibrio e la perdita
dell'equilibro, che l'essere umano può riconoscersi.
Entrando ed uscendo dai testi di Bergman i due artigiani dialogheranno alla ricerca del punto di
rottura, cercheranno di fotografarlo, di dilatarlo e di mostrarlo al pubblico perché vi si riconosca.
I brandelli di testo sono presentati al pubblico con semplicità, quasi a mani nude, come in un “a
parte”; al centro della scena resta il corpo, svelato e non mostrato, suggerito e non detto, che
affronta frammento dopo frammento una drammaturgia esplosa che si ricompone piano davanti al
pubblico per poi dissolversi delicatamente in un momento di riconciliazione, di pace, di scoperta
della serenità in un piccolo istante.

 

Cretti

da uno studio di Francesco Chiantese

sui testi di Ingmar Bergman

con Elisa Bartoli

coreografie di Elisa Bartoli

scrittura scenica di Francesco Chiantese

Prodotto da Accademia Minima del Teatro Urgente - Teatro dei Sintomi

in residenza creativa presso

Teatro degli Arrischianti di Sarteano (Dal 25 al 31 ottobre 2015)

I Macelli di Certalo (dal 9 all'11 dicembre 2015)

Chille de la Balanza, Area San Salvi (Firenze) (dal 29 al 31 gennaio 2016)

 

Galleria fotografica delle prove

 Trailer

 

Ego me absolvo

Ego me absolvo

Ego me absolvo è una performance teatrale di Francesco Chiantese realizzata per la prima volta per i Chille de la balanza durante la festa della Libera Repubblica delle Arti e delle Culture nel settembre 2015.

Durante la performance Francesco incontra ad uno ad uno i suoi spettatori confessano loro un proprio peccato e chiedendo loro l'assoluzione attraverso un abbraccio o un bacio sulla bocca; gli spettatori sono formalmente invitati, durante la performance, a mantenere un vincolo di segretezza su quanto raccontato loro.

Ogni incontro tra Francesco e lo spettatori ha durata variabile a seconda del peccato e della reazione dello spettatore.

La performance ruota attorno ad uno studio sul concetto di peccato e di assoluzione in un contesto senza una divinità in nome della quale siano fissati i paletti che definiscono ciò che è corretto da ciò che è scorretto.

Someone tonight

 

 

“Someone tonight"
Canzoni e racconti al termine della notte

spettacoli di teatro – canzone
di e con

Massimiliano Larocca a Francesco Chiantese

Voce Narrante di Francesco Chiantese
Voce e chitarre Massimiliano Larocca
Batteria, percussioni Oretta Giunti

Quasi quindici anni di amicizia, condivisione di spazi e palchi, riflessioni e progetti, uno spettacolo in comune (su Giordano Bruno) e tantissima voglia di raccontare storie...una scaletta in divenire che ruota attorno alle storie, di donne e di uomini, di magnifici perdenti, incontri più o meno reali avuti dai due artisti nel corso degli anni.
Poesia, canzone, ottima musica, ironia; un concerto spettacolo da non perdere per chi non è mai sazio di storie.

Galleria di immagini in scena con Massimiliano Larocca

 

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